 |
Un capitolo del libro
di Carlo Climati
"I giochi estremi dei giovani"
Edizioni Paoline
Vestire in modo estremo, comportarsi in modo estremo, indossare gli abiti più aggressivi e comprare gli oggetti più strani. Ormai, la regola che sembra caratterizzare fortemente lo stile di vita delle nuove generazioni è questa: non conta ciò che si è, l’importante è ciò che si ha.
Per esistere, ed essere considerati, diventa sempre più necessario mostrarsi, esibirsi, presentarsi in modo provocatorio, attirare l’attenzione degli altri con qualcosa di sconvolgente: una maglietta volgare, un tatuaggio appariscente, la suoneria del telefono cellulare che fa più rumore di quella dei propri amici…
1. La maglietta dell’estremo addio
C’è una frase, pronunciata dallo scrittore George Bernanos, che può aiutarci a riflettere sul momento storico che stiamo vivendo: "Non si può capire niente della civiltà moderna se, prima di tutto,
non si riconosce che essa è una cospirazione universale contro qualsiasi forma di vita interiore".
Si tratta certamente di una frase profetica, considerando che Bernanos la pronunciò prima della seconda guerra mondiale. Ed è tuttora attualissima.
Oggi tutto è terribilmente esteriore. Il mondo ruota intorno al falso mito dell’apparenza, dimenticando sempre più spesso l’interiorità.
Sembra scomparire, sempre di più, la voglia di essere normali, discreti, moderati. La responsabilità di questa tendenza non è dei giovani, ma di un certo tipo di mercato che tratta i ragazzi come se fossero bersagli da colpire, offrendo loro qualunque tipo di prodotto-spazzatura.
In questi anni è stato commercializzato di tutto, senza vergogna.
Un esempio? L’anno 1994 è stato segnato da un tristissimo avvenimento per il mondo della musica. Kurt Cobain, cantante e leader dei Nirvana, si è tolto la vita sparandosi con un fucile alla testa.
Accanto al corpo è stato trovato un biglietto con questo messaggio d’addio: "Ho perso la gioia di vivere. Meglio andarsene con una vampata,
che morire giorno dopo giorno. A volte mi sembra di timbrare il cartellino, quando sto per salire sul palco.
Da anni ho perso il gusto della vita, e non posso continuare a ingannare tutti.
Il peggior crimine è l’inganno. Ho bisogno di staccarmi dalla realtà per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino.
Sono anni che non provo più niente. Ho perso tutto l’entusiasmo. Anche la mia musica non è più sincera…". Queste parole disperate rappresentano, forse, un disperato messaggio di resa anche nei confronti dello schiacciante mondo del rock-business.
Purtroppo, negli Stati Uniti, qualcuno ha pensato di strumentalizzare l’episodio.
È stata messa in vendita una maglietta che riproduceva il testo del biglietto del musicista.
L’iniziativa ha riscosso un successo straordinario. La "maglietta dell’estremo addio" (così è stata chiamata) è andata letteralmente a ruba.
Questo tipo di sfruttamento commerciale è davvero molto triste. E assume un sapore ancora più amaro se pensiamo ai giovani che, in questi anni, si sono ispirati al modello di Kurt Cobain, togliendosi la vita.
Ricordo, fra tutti, il caso di una quattordicenne delle Marche, che si tolse la vita nel 2001, gettandosi dal quinto piano della sua casa. La giovane aveva sviluppato, da tempo, un forte spirito d’emulazione per il cantante dei Nirvana. Nelle sue conversazioni virtuali
sulle "chat" di Internet si identificava con lui.
2. Ci vorrebbe più fantasia
Uno dei maggiori canali di diffusione di materiale incentrato sulla non-cultura dell’apparenza è il commercio per corrispondenza. C’è da rimanere a bocca aperta sfogliando alcuni cataloghi di capi d’abbigliamento o di oggetti vari destinati al mondo dei ragazzi.
In uno di questi ho trovato magliette raffiguranti immagini discutibili e di cattivo gusto: la marijuana (con la scritta "Me gustas tu"), la croce rovesciata (con il nome del complesso Marduk), il numero "666", alcune mani chiuse con il dito medio alzato e altri disegni mostruosi.
Una pagina intera è dedicata a una serie di oggetti raffiguranti teschi umani: un posacenere, un orologio, uno specchio, statuette e candele.
Ciò che colpisce maggiormente, in certi cataloghi, è la mancanza di fantasia. C’è una notevole monotonia nei soggetti proposti, che ricorrono sotto varie forme. Ad esempio, se osserviamo la pagina delle spille colorate, troviamo ancora una volta il teschio, la mano chiusa con il dito medio alzato, il numero "666", la marijuana… Tutte cose già viste e ripetute più volte.
Irrispettoso è certamente un costume da "suora sexy", nella pagina dedicata ai vestiti da indossare a Carnevale. Segue una serie di oggetti "horror" di vario genere: la mano mozzata insanguinata, scheletri fluorescenti e cappelli da strega.
Preoccupante è la leggerezza con cui viene mostrata l’immagine della marijuana, in varie versioni: su un portamonete, su un orologio, su un portachiavi, su un portacellulare e su una cornice portafoto.
È una vera ossessione. C’è da chiedersi quale idea abbiano dei giovani i creatori di certi cataloghi. Tutti appassionati consumatori di spinelli? Sarebbero talmente schiavi di questa droga da volerla vedere perfino sul proprio orologio, sul portacellulare e sul portamonete?
In un altro catalogo di vendita per corrispondenza ho trovato alcune magliette che si ispirano a gruppi rock satanici, estremi e blasfemi. Una raffigura la scritta "Protected by Satan since 1990", che vuol dire "Protetto da Satana fin dal 1990".
Un’altra maglietta ha le scritte "Devilskin" (pelle del diavolo) e "Satanskin" (pelle di Satana). Altre ancora hanno teschi, immagini mostruose di vario genere, la scritta "Hate" (Odio), il numero "666" e perfino la croce rovesciata.
Anche in questo catalogo c’è la marijuana, in varie versioni. Su una maglietta si legge la scritta "The sexual power of Marijuana" (il potere sessuale della marijuana).
3. I loghi per il telefono cellulare
Tra le mode più diffuse, che contribuiscono ad alimentare tra i giovani il mito dell’apparenza, c’è sicuramente un uso non corretto dei telefoni cellulari.
Purtroppo è in grande crescita l’abitudine di visualizzare sullo schermo del telefonino loghi e disegni di cattivo gusto. Tempo fa, mentre guardavo la televisione, sono capitato su un’emittente che pubblicizzava la vendita di vari loghi. Uno di questi raffigurava un uomo in procinto di suicidarsi con un colpo di pistola. Su una rivista ho trovato addirittura la pubblicità di un disegno per cellulari con la marijuana. Evidentemente si tratta di un’immagine che va di moda, perché la infilano dappertutto. Come il prezzemolo.
Ma per quale ragione un ragazzo dovrebbe mettere sul suo telefono disegni del genere? Forse rappresentano l’invito a considerare la vita una cosa triste, oscura, in cui l’unica strada possibile dovrebbe essere quella di farla finita o di drogarsi.
Non ci sono parole per commentare iniziative del genere. L’unica cosa certa è che, ultimamente, c’è una tendenza a scherzare un po’ troppo con cose che dovrebbero essere terribilmente serie.
Ci si dimentica facilmente che i ragazzi sono spesso fragili. A volte attraversano momenti difficili, e in molti casi non hanno neppure la possibilità di comunicare i loro problemi in famiglia.
Può essere estremamente rischioso utilizzare con leggerezza argomenti come il suicidio e la droga. Ogni cosa, infatti, contribuisce a creare una cultura. O meglio, in casi come questi, una non-cultura.
È giunta l’ora di offrire ai ragazzi qualcosa di diverso dalle solite stupide, banali e ripetitive trasgressioni. È necessario, sicuramente, uno sforzo per cercare di elevare il livello delle proposte per i ragazzi.
Siamo sicuri che per vendere un portafogli o un disegno per il cellulare sia necessario, sempre, scadere nel cattivo gusto? Io penso di no.
Mi permetto di invitare certe ditte ad avere maggiore stima dei giovani. Vorrei invitarle a offrire, finalmente, qualcosa di bello. Di sicuro, non se ne pentiranno.
|
|