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Il parcheggio del nulla

Tra le principali critiche che vengono fatte alle nuove generazioni c'è quella di essere "mammoni", di non voler crescere mai e di rifiutare di assumersi le proprie responsabilità. Cresce il numero degli eterni bambinoni, che passano da una discoteca all'altra, da una ragazza all'altra, da un viaggio all'altro, da un divertimento all'altro... senza pensare al domani. Il problema, indubbiamente, esiste. Ma prima di scagliare pietre contro i giovani, bisognerebbe fare un passo indietro e riflettere sul terreno culturale in cui maturano certi comportamenti. Gli stili di vita dei ragazzi sono il frutto dell'educazione ricevuta. Oggi, purtroppo, l'educazione è fortemente condizionata dai modelli imposti dai mezzi di comunicazione: televisione, Internet, riviste per adolescenti, testi delle canzoni. Il denominatore che accomuna molti messaggi offerti ai giovani è uno solo: l'assenza di un'autentica cultura dell'impegno. C'è l'invito a cancellare il concetto di "sforzo" dalla vita quotidiana. Tutto dovrebbe essere facile e raggiungibile, senza il sudore della fronte. Il fenomeno dei giovani che non vogliono maturare è strettamente collegato a questo problema. Dietro la loro non-crescita c'è la tendenza ad avere paura di qualunque impegno, di sognare e di fare progetti. La maggiore responsabilità è sicuramente dei mezzi di comunicazione, che mostrano continuamente ai ragazzi modelli di vita senza impegno: personaggi che si rifiutano di crescere, che vogliono fare la cosiddetta "bella vita", avere tante donne o tanti uomini, guadagnare soldi facilmente e restare intrappolati nel guscio del proprio egoismo. Basta accendere la televisione per trovarli dappertutto: attricette, cantanti svociati, squallide showgirl, pseudo-ballerine, playboy di professione... La loro unica capacità è quella di apparire, di "fare immagine", di conquistare i flash dei fotografi o i riflettori di qualunque spettacolo. Oggi, purtroppo, le occasioni per produrre questo tipo di non-cultura sono immense: dal vuoto dei reality show al cattivo gusto dei salotti televisivi. Chi urla di più vince. Le folle di ragazzi in delirio, di fronte agli studi televisivi che trasmettono i reality show, sono il segnale preoccupante di un'epoca in cui trionfa l'ammirazione del nulla. Se i nuovi eroi del nostro tempo sono questi, che cosa ci possiamo aspettare? Ecco, perciò, che si sviluppa la non-cultura del non-impegno. Perché studiare, quando nella vita è sufficiente partecipare ad un reality show e diventare milionari? Perché creare una famiglia, quando si può passare da una "storia" all'altra? Per fare questo, naturalmente, è necessario avere sempre un punto d'appoggio, che nella maggior parte dei casi è rappresentato dalla casa dei genitori. La presenza della mamma, in fondo, fa sempre comodo. Dà sicurezza, e al tempo stesso permette di condurre uno stile di vita senza progetti. Perciò, la casa della famiglia di origine diventa una specie di "parcheggio" per i tanti bambinoni del terzo millennio. Ad alimentare questa piaga si aggiunge l'atteggiamento apatico di tanti genitori, soprattutto nel periodo dell'adolescenza, in cui i figli dovrebbero essere guidati con fermezza nelle scelte più importanti. Quante volte sentiamo dire: "Io lo lascio libero, deciderà lui quando sarà maggiorenne...". Oppure: "Non voglio condizionarlo, deve essere lui a scegliere liberamente". Tutto questo può sembrare un'opportunità. E forse lo sarebbe, se vivessimo in un mondo più sano. Ma i giovani, oggi, devono fare i conti con il bombardamento di messaggi ingannevoli dei mass media, che spingono alla non-cultura del non-impegno. I vuoti lasciati dai genitori verranno subito colmati da certi reality show, dove trionfa l'uomo mai cresciuto, o da quegli spot pubblicitari in cui la vera felicità sta nel possedere l'ultimo tipo di telefono cellulare. I giovani non hanno bisogno di questo, ma cercano punti di riferimento precisi. Soltanto apparentemente sembrano essere affascinati dalla "bella vita" dei modelli televisivi. In realtà non desiderano altro che ritrovare valori forti, buoni maestri, indicazioni chiare di percorsi da seguire.
Carlo Climati
Articolo pubblicato su "Mondo Voc" (Marzo 2006).
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