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Fuori il Vangelo dalla cantina!
“La Chiesa è giovane”. Con queste parole, pronunciate
durante la prima Messa del suo Pontificato, Papa Benedetto XVI ha voluto
regalare un messaggio di speranza e di ottimismo a tutti i fedeli.
Viviamo, sicuramente, in un’epoca difficile. Non siamo
ancora riusciti a sconfiggere la guerra, la fame, la povertà, il dominio dei
più forti sui più deboli. Ma il Vangelo, oggi più che mai, può rappresentare la
giusta soluzione per risolvere i problemi dell’umanità.
Il
Cristianesimo è un dono prezioso, che molti hanno avuto la fortuna di ricevere
attraverso il Battesimo. Ma non possiamo tenere questo tesoro tutto per noi.
Dobbiamo offrirlo al resto del mondo. E per farlo, dobbiamo aiutare i ragazzi a
riscoprire il significato di una parola importante: “Missione”. Senza lo
spirito di missione, siamo soltanto Cristiani “a metà”.
Nei
miei incontri con i giovani, utilizzo spesso un esempio molto efficace per far
comprendere loro l’immenso valore dell’impegno missionario. Li invito ad
immaginare una piccola cantina, stretta e buia, dove sono ammucchiate tante
cose.
Fra
queste ci sono alcuni bellissimi quadri, dipinti da un bravissimo pittore. Sono
splendidi, colorati e suggestivi. Ma nessuno può vederli, perché sono stati
abbandonati in mezzo alla polvere e ad altri oggetti vecchi e sporchi.
E’
un vero peccato che dei quadri così belli non possano essere visti da tutti.
Bisognerebbe tirarli fuori dalla cantina, spolverarli ed appenderli sui muri
della nostra casa. Così i nostri amici potranno conoscerli ed ammirarli, e la
nostra abitazione sembrerà più bella e accogliente.
L’idea
dei bellissimi quadri ammucchiati nel buio è una metafora. Ci aiuta a
comprendere un grave errore che viene commesso da tantissimi Cristiani: quello
di tenere il Vangelo nascosto nella “cantina” della propria vita.
Noi
abbiamo avuto una grandissima fortuna: l’opportunità di conoscere il messaggio
di Gesù. Ma, purtroppo, ci dimentichiamo di offrirlo agli altri. Lo
abbandoniamo nell’oscurità e nella polvere.
Ci
illudiamo che, per essere Cristiani, sia sufficiente andare a Messa e fare la
Comunione. E poi, ci dimentichiamo di condividere il nostro tesoro più prezioso.
Nel
frattempo, il mondo che ci sta intorno diventa sempre più pagano. Per
accorgersene, basta accendere la televisione e dare un’occhiata ai programmi,
ai telefilm, ai talk show, agli spot pubblicitari. Propongono ai ragazzi una
serie di modelli assolutamente falsi e ingannevoli: la ricchezza esagerata, il
sesso senza limiti, lo spreco, l’egoismo, l’arrivismo, il calpestamento degli
altri.
La
dittatura del nulla rischia di diventare la nuova “religione” dei giovani del
terzo millennio. Per questa ragione, è importante invitare i ragazzi a
riscoprire il significato della spiritualità più vera, cominciando a ritrovare
la gioia di annunciare Cristo.
Molti
pensano che, per essere missionari sia necessario raggiungere qualche posto
sperduto dell’Africa. Nulla di più falso. Si può essere missionari nella nostra
città, nella nostra scuola, nel nostro ambiente di lavoro, nella nostra
famiglia, sull’autobus, al cinema, nella metropolitana, allo stadio…
La
nostra terra di missione ha un nome ben preciso. Si chiama “Ovunque”. Nessun
luogo dev’essere escluso dalla nuova evangelizzazione. Siamo tutti chiamati a
tirare fuori il Vangelo dalla “cantina” della nostra vita ed offrirlo a tutte
le persone che incontriamo. In che modo? Non con le prediche, ma con i fatti.
Prima
di tutto, dobbiamo essere noi a sforzarci di seguire l’esempio di Gesù. Se ci
comporteremo da buoni Cristiani, molte altre persone seguiranno il nostro
esempio. E il mondo sarà sicuramente migliore.
Un altro grave errore è rappresentato dalla moda di ridurre il
Cristianesimo ad una specie di filantropia. Si pensa che la cosa più importante
sia impegnarsi nel volontariato, nell’aiuto ai poveri, ai malati, ai più
deboli.
Tutto questo è indispensabile, perché non può esistere la fede
senza le opere. Ma non basta. Ci vogliono anche la preghiera, il rapporto con
Dio, l’adorazione Eucaristica.
La nostra è la religione della Croce. Il vero linguaggio del
cristiano assomiglia a quello delle parole crociate. Per parlare con il Cielo,
dobbiamo riempire le caselle orizzontali, ma anche quelle verticali.
Se riduciamo il Cristianesimo ad una dimensione troppo “terrena”,
finiremo per trasformarlo in un servizio sociale. Dobbiamo, invece, mostrare
agli altri l’esempio di un giusto equilibrio tra spiritualità e concretezza.
Solo così, come certi personaggi dei film polizieschi di
una volta, potremo dire: “Missione compiuta!”
Carlo
Climati
Articolo pubblicato sul mensile "Mondo Voc" ( 2005 )
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