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I martiri e la famiglia

Uno dei temi fondamentali del Grande Giubileo del Duemila è, senza dubbio, quello dei Martiri (o "testimoni della fede", come ultimamente vengono chiamati). Papa Giovanni Paolo II, nella Incarnationis Mysterium, li ha definiti "un segno perenne della verità dell'amore cristiano". Ed infatti, i Martiri sono i nostri più grandi alleati. Sono quelli che, più di ogni altro, possono aiutarci a conservare la fede nei momenti di crisi. Essi rappresentano, oggi più che mai, un segnale di autenticità in un mondo cristiano non sempre coerente, spesso e volentieri fatto di maschere, di finzioni e di vuoti rituali.
I Martiri sono quelli che non hanno "bluffato". Non hanno finto di essere cristiani per ragioni politiche o di interesse (come spesso accade oggi). Loro hanno dato la Vita per il Signore. Ed è per questo che dobbiamo rivolgere a loro i nostri sguardi, soprattutto nei momenti di crisi spirituale e di oscurità. I Martiri rappresentano un grande esempio da seguire, per ricordare a noi stessi che il Cristianesimo è qualcosa di vero, di grande, di vivo, di indimenticabile.
La parola "Martiri" richiama inmediatamente alla mente l'idea del martirio, del sangue versato, del sacrificio. Ma c'è anche un altro aspetto importante, che raramente viene considerato: il legame dei Martiri con la Famiglia. Si tratta di un elemento fondamentale, che è stato ben evidenziato nel corso di un ciclo di convegni organizzato a Roma dalla Facoltà di Teologia dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in occasione del Giubileo.
Le tante storie dei Martiri, raccontate nel corso dei convegni, hanno ben evidenziato il legame di queste persone con la Famiglia. Un legame che si può riassumere in quattro differenti aspetti, tutti ugualmente importanti. Il primo è quello dell'educazione cristiana ricevuta dalla Famiglia. Il coraggio di affrontare il martirio non è altro che il frutto di una solida educazione alla Fede trasmessa dai genitori o dai nonni. La Famiglia, quindi, è la pura fonte della forza dei Martiri, sia laici che sacerdoti. Pensiamo, ad esempio, alle tante vittime della persecuzione religiosa in Messico, che morirono con l'ostia consacrata in bocca, per impedirne la profanazione.
Una delle figure più belle, tra tutti i Martiri messicani, è quella di Padre Miguel Augustin Pro. Nato a Guadalupe nel 1891, era il terzo di undici figli. Suo padre lavorava in una miniera.
La sua fede era il frutto di una forte educazione cristiana ricevuta dalla famiglia. Non a caso, suo padre e i suoi fratelli si impegnarono con lui, durante la persecuzione religiosa in Messico, nella pacifica "battaglia" in difesa della fede cattolica.
Padre Miguel Pro, a causa della appartenenza alla Chiesa, venne ingiustamente condannato a morte e fucilato. Prima di morire, si inginocchiò e baciò il piccolo crocifisso che teneva in mano. Poi distese le braccia, come in una croce, e stringendo il Rosario gridò: "Perdono con tutto il cuore i miei nemici". Il secondo aspetto da sottolineare è quello della non-paura dei Martiri di lasciare la propria famiglia per affrontare la morte. Tra i Martiri ci sono, non a caso, tanti padri e tante madri. Il martirio li costringerà a salutare, per sempre, i propri figli. Ma la loro fede in Dio è talmente grande da vincere ogni paura. Uccisi nella vita terrena, continueranno a stare vicini ai propri cari, accarezzandoli dal Cielo.
Il terzo elemento significativo è quello del "martirio collettivo" di interi nuclei familiari. Mariti e mogli uccisi insieme, genitori con i bambini, e perfino dei nonni. Anche in questo caso non esiste paura, ma soltanto la consapevolezza di poter tornare ad abbracciarsi nel Regno dei Cieli.
Infine, un quarto aspetto significativo è quello dei Martiri che si sacrificano "per" la Famiglia. E cioè: offrono la loro vita per salvare qualcun altro, che ha moglie e figli da mantenere. Il caso più noto è quello di San Massimiliano Kolbe, che chiese di essere ucciso al posto di un padre di famiglia, in un campo di concentramento nazista.
Insomma, gli elementi di contatto tra il tema del Martirio e della Famiglia non mancano. Lo ha sottolineato anche Mons. Francisco De Assis Pereira, Vicario Generale e postulatore della Diocesi di Natal, nel corso del convegno sui primi testimoni della fede del Brasile, beatificati il 5 marzo da Giovanni Paolo II.
"Il messsaggio proposto dai martiri brasiliani del diciassettesimo secolo è di grande attualità per i giorni nostri - ha detto Mons. Francisco De Assis Pereira - Nelle loro storie possiamo trovare un grande richiamo alla valorizzazione della famiglia. Non a caso, tra i martiri brasiliani ci sono alcuni gruppi di famiglie. Furono uccisi Manuel Rodrigues Moura e sua moglie. E poi un nonno, Antonio Cid, con sua nipote e suo figlio. C'è un gruppo di otto giovani, guidati da Joao Martins, che scelsero la morte pur di non rinnegare il Signore. Infine, quattro bambini in tenera età che morirono insieme ai loro genitori, oltre ai tanti padri di famiglia.
I legami che unirono così fortemente queste persone, fino al dono supremo del martirio, ci ricordano il valore della famiglia come autentica ed insostituibile fonte di fede, generatrice di valori morali. La testimonianza di questi martiri può rappresentare un esempio eloquente per le nostre famiglie di oggi".
Anche la storia della persecuzione religiosa in Spagna è ricca di esempi di grande coraggio. Pensiamo al contadino Ismael Escrihuela Esteve, padre di tre figli. Durante il processo che fu costretto a subire, gli venne offerta la possibilità di salvare la vita, in cambio della rinuncia alla fede. Ma lui rifiutò, e prima di morire disse a sua moglie: "Non essere preoccupata. Ci rivedremo in cielo". La stessa sorte è toccata a tanti altri martiri spagnoli, come l'operaio Arturo Ros Montalt, padre di sei figli, o il costruttore Pascual Torres Lloret, padre di quattro figli, o la signora Sofia Ximenez, vedova, uccisa insieme ad uno dei suoi figli, alla sorella e alla figliastra, entrambe religiose Carmelitane Scalze.
Fra i tanti nomi, spicca quello di un impiegato in un negozio di profumeria di Madrid, Alfonso Muñoz Tejada, 53 anni, padre di cinque figli (alcuni di essi vivono ancora, ed hanno potuto raccontare i loro ricordi). Alfonso fu ucciso in seguito ad una denuncia degli impiegati di un'altra profumeria vicina, perchè faceva parte dell'Associazione dei Genitori Cattolici.
Insomma, la lista dei Martiri "con famiglia" potrebbe continuare all'infinito. Il Grande Giubileo del Duemila rappresenta un'occasione preziosa per interiorizzare e fare nostro il ricordo di queste persone. Per trovare in loro una nuova fonte di coraggio, di fede e di speranza per il domani.
Carlo Climati (2000)
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