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Tutti frutti
Amati, oppure odiati. Stimati, oppure criticati.
Appoggiati, oppure ostacolati. Rispettati, oppure invidiati. Sono i cosiddetti
“nuovi movimenti cattolici”, che hanno fortemente caratterizzato la Chiesa
dopo il Concilio Vaticano secondo.
Su questi gruppi esistono opinioni contrastanti. Il Papa li
ama molto. Ma c’è chi li considera pericolosi, e vorrebbe metterli sullo
stesso piano delle sette.
Qual è la verità? La bontà di un albero, in fondo, si
riconosce dai suoi frutti. Per scoprire i frutti di queste nuove realtà
ecclesiali, basta analizzare alcune loro caratteristiche. Ma per farlo,
bisogna liberare la mente dai pregiudizi.
Sicuramente i nuovi movimenti cattolici rappresentano una
straordinaria ricchezza per la Chiesa. Hanno contribuito a renderla più viva
e fresca, soprattutto grazie al rapporto costante con i giovani.
Il frutto più evidente e positivo di questi movimenti è
quello d’aver cercato di mettere, il più possibile, in pratica lo spirito
di rinnovamento del Concilio Vaticano secondo.
Il loro più grande merito è sicuramente quello d’aver
dato grande attenzione ai laici, scuotendoli ed invitandoli a vivere con
coerenza il messaggio del Vangelo.
Prima del Concilio, il mondo cattolico era tristemente
diviso in due. Da una parte c’erano i preti e le suore. Dall’altra
c’erano i laici.
Il termine “vocazione” era utilizzato solo per il
clero. Sembrava quasi che, per raggiungere il Cielo, fosse necessario
diventare preti.
Oggi, invece, soprattutto grazie al contributo dei nuovi
movimenti, non è più così. Anche i laici possono vivere pienamente la loro
vocazione cristiana, senza necessariamente entrare in convento ed isolarsi dal
resto dell’umanità. Anzi, è perfettamente possibile seguire il Vangelo
restando nel mondo, con tutti e due i piedi.
Si può diventare santi andando a scuola, o all’università.
Fidanzandosi e sposandosi. Andando al cinema, oppure a ballare. L’importante
è fare tutto con tanto amore, ricordandosi di essere figli di Dio.
I movimenti hanno dedicato molta attenzione allo spirito
laico. Ed è proprio ripartendo dai laici che possono nascere le più
autentiche vocazioni sacerdotali. I nuovi gruppi cattolici, non a caso, ne
producono tantissime.
Un’altra caratteristica positiva dei nuovi movimenti
cattolici è la loro fedeltà al Papa. Di questi tempi, non è cosa da poco.
Purtroppo, oggi, non mancano i preti che contestano
apertamente, oppure in modo più nascosto ed ipocrita, gli insegnamenti del
Santo Padre. Vorrebbero crearsi una specie di Chiesa “fai da te”, secondo
i propri gusti e le proprie opinioni personali.
Certi preti hanno fatto, e continuano a fare, dei danni
enormi. Per questa ragione, ben vengano i nuovi movimenti cattolici, con la
loro ferma e decisa voglia di fedeltà al Magistero.
Un altro grande pregio è quello di invitare i giovani a
studiare, ad informarsi, a conoscere il Catechismo e i documenti della Chiesa.
Spesso i ragazzi che frequentano i movimenti hanno le idee
più chiare di tanti preti e suore. Sono loro la migliore risposta ad un clero
che, spesso, tradisce e non è più in grado di farsi capire.
A volte, in chiesa, ascoltando certe omelie, si torna a
casa confusi. Si ha l’impressione di non aver capito nulla. Eppure, il
messaggio cristiano dovrebbe essere assolutamente chiaro, limpido,
comprensibile per tutti. Gli intellettualismi e le contorsioni mentali non
c’entrano nulla con il Vangelo.
Fortunatamente, un altro aspetto importante dei movimenti
è quello d’aver invitato a riscoprire una fede pura, semplice,
“bambina”, lontana dagli intellettualismi fumosi. Hanno spinto i giovani a
ritrovare la gioia di preghiere tradizionali, come il Rosario, che sembravano
essere diventate un’esclusiva delle vecchiette.
Un’accusa che frequentemente viene mossa nei confronti
dei movimenti è quella di voler essere delle “chiese all’interno della
Chiesa”. Si teme che, frequentando certi gruppi, un giovane possa isolarsi
ed imboccare la strada di una fede settaria, elitaria, lontana dal resto della
comunità cristiana.
Ma questo è un falso problema. In realtà, accade
esattamente il contrario. Attraverso i movimenti, tanti giovani hanno potuto
ritrovare la fede. Di conseguenza, nel momento in cui si sono sforzati di
seguire il Vangelo con maggiore coerenza, hanno potuto dare una testimonianza
più forte e bella nella propria parrocchia.
In fondo, quante persone vanno in chiesa la domenica e poi
si comportano in modo pagano? Essere dei bravi “parrocchiani” non
significa necessariamente essere cristiani.
A volte, la frequentazione della chiesa diventa soltanto
abitudine. La parrocchia appare dispersiva, e non riesce a dare le risposte
che si stanno cercando. Spesso il sacerdote non è disponibile. Preferisce
andare a spasso e fare altri mestieri, invece di restare nel confessionale
(come dovrebbe).
Per questa ragione, può essere utile una strada parallela,
diversa, alternativa, come quella dei movimenti. Una strada che potrà aiutare
a riscoprire la gioia di far parte della parrocchia in modo più autentico,
convinto, consapevole.
Non a caso, molti giovani che frequentano i movimenti
diventano catechisti. Si impegnano a fondo nella vita della propria chiesa,
riscoprendola con amore e rinnovato entusiasmo.
Insomma, tutti i frutti dei nuovi movimenti cattolici sono
buoni. E quindi, il giudizio sull’albero che li ha generati si può
considerare largamente positivo.
Naturalmente, essendo giovani, questi movimenti possono
ancora perfezionarsi, migliorarsi attraverso il tempo. Ma di sicuro
rappresentano un grande segno di speranza per il domani della Chiesa.
Per questa
ragione il Papa li ama, li stima, li segue con grande amore. E del Papa, di
sicuro, possiamo fidarci.
Carlo
Climati
Articolo pubblicato sul mensile “Mondo Voc” (2004)
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