 |
Il pianeta delle scimmie
I giovani hanno ancora "voglia di parrocchia"? Spesso, nella vita di
molti ragazzi, arriva il momento in cui ci si distacca dalla chiesa, per un
periodo più o meno lungo. In genere, coincide con l'adolescenza. La Messa della
domenica, improvvisamente, comincia a diventare un peso. Non c'è più la voglia
d'andare a parlare con un sacerdote. Meglio confidarsi con un'amica o con un
compagno di scuola.
Questo desiderio di distacco, negli ultimi anni, sembra essere sempre più
diffuso tra i giovani. Non rappresenta più una fase della vita, ma una vera e
propria scelta. Molti ragazzi non vedono più nella parrocchia un punto di
riferimento, un luogo dove poter alimentare la propria vita spirituale.
Come fermare "l'emorragia" di adolescenti dalle parrocchie? Per
rispondere a questa domanda bisogna, prima di tutto, fare un passo indietro e
chiedersi perché alcuni ragazzi sentono il bisogno d'allontanarsi.
I sacerdoti hanno un ruolo determinante nell'accendere o spegnere gli entusiasmi
dei ragazzi. Ma, al tempo stesso, è importante ricordare che la parrocchia non
è una TV privata e non deve ragionare in termini di "indici
d'ascolto".
La frequentazione di una chiesa, da parte dei giovani, dev'essere sempre
"di qualità". Perciò, un bravo sacerdote non deve scendere a
compromessi sperando di catturare maggiore "audience".
Negli ultimi anni, purtroppo, si sta verificando un fenomeno doloroso. Molti
preti credono che, per catturare l'attenzione dei giovani, sia necessario
rinunciare alla propria identità.
Nascono, così, quelli che io chiamo "i preti sottotitolati". Ovvero:
i sacerdoti che non si vestono da sacerdoti. Sono talmente
"mascherati" che per riconoscerli bisognerebbe
"sottotitolarli", come si fa nelle trasmissioni televisive. Ci
vorrebbe la scritta: "Non si vede, ma è un prete".
Ovviamente, non è l'abito che fa il bravo sacerdote. Non è la bella copertina
che rende buono un libro. Ma comunque, l'abito è importante per essere
immediatamente riconosciuti ed offrire pubblicamente il proprio umile servizio
al mondo.
Troppo spesso le parrocchie sono popolate di questi preti "in
incognito", che si illudono di essere maggiormente accettati dai giovani se
si vestono in modo anonimo. Ma non è così. Questo compromesso rappresenta già
un cattivo messaggio che viene dato ai ragazzi. E' il segnale della paura di
manifestare ciò che si è.
Non a caso, tra i preti "sottotitolati" ce ne sono molti che,
purtroppo, parlano linguaggi fumosi e generano confusione nella propria comunità.
Senza contare, poi, la triste piaga dei sacerdoti che si dichiarano apertamente
in contrasto con gli insegnamenti del Papa.
Un altro grande problema è quello dei preti che fanno di tutto, tranne che
essere preti. Fanno i manager, si occupano di politica, sono ossessionati dalla
voglia di fare carriera e di conquistare potere… Ma poi, se qualche ragazzo ha
bisogno di confessarsi, il confessionale è sempre vuoto.
Ovviamente, in una parrocchia, anche le attività sono importanti. Un buon
oratorio o un cineforum, ad esempio, possono dare ottimi frutti. Ma il compito
del sacerdote, prima di tutto, dev'essere quello di occuparsi delle anime dei
propri ragazzi. A volte, l'esasperato attivismo nelle cose materiali rischia di
offuscare la sete spirituale dei giovani, che dovrebbero trovare nella
parrocchia una fonte dove dissetarsi.
Per avvicinare i giovani alla Chiesa non c'è bisogno di trucchi o effetti
speciali. Basta offrire loro la semplicità del messaggio cristiano, nella sua
assoluta normalità.
A questo proposito, non dimentichiamo ciò che è successo a Roma, nell'anno del
Giubileo, durante le Giornate della Gioventù.
Uno dei momenti più belli ed intensi è stato quello delle confessioni.
Migliaia di ragazzi hanno fatto la fila per vivere o rivivere, forse anche dopo
tanto tempo, il sacramento della Riconciliazione. Questo è bastato. Non c'è
stato bisogno di inventare nulla di strano o di spettacolare.
Un aspetto positivo delle parrocchie è sicuramente quello del volontariato in
aiuto dei poveri e delle persone in difficoltà. Non può esistere, infatti, una
fede senza opere. Sarebbe soltanto ipocrisia.
Attenzione, però, a non cadere nell'errore opposto: le opere senza la fede. Un
bravo sacerdote deve saper affascinare i giovani aprendo loro l'orizzonte
meraviglioso dell'infinito e della vita eterna. Troppo spesso, invece, certi
preti si limitano semplicemente a fare della filantropia. Ed è così che il
volontariato "orizzontale" (ateo) prende il posto di quello
"verticale" (verso il cielo) del Cristianesimo.
Per concludere, alla base di una certa crisi delle parrocchie c'è, soprattutto,
una profonda crisi d'identità del proprio "essere Chiesa". La giusta
medicina per guarire questa malattia sta, sicuramente, nel riportare il
messaggio della parrocchia alla sua autentica essenza di faro spirituale nella
notte del materialismo imperante.
La parrocchia non è "il pianeta delle scimmie". Per avvicinare i
giovani, i sacerdoti non devono scimmiottare atteggiamenti non propri. Non
devono annacquarsi o mascherarsi. Non devono dire la verità a metà, sperando
di apparire più simpatici. Devono essere semplicemente preti, fino in fondo.
Tutte le persone battezzate hanno "un'anima sacerdotale". Ma bisogna
distinguere il sacerdozio ministeriale, che spetta ai preti, dal sacerdozio
comune, che spetta a tutti. Anche i laici sono chiamati ad "essere
Chiesa". Perciò, non è necessario che i sacerdoti si impegnino in cose
che potrebbero fare più facilmente gli altri battezzati. E' importante, invece,
che svolgano bene la loro funzione spirituale.
In questo modo, i giovani potranno ritrovare nella parrocchia un punto di
riferimento importante e rispondere alla chiamata universale alla santità
voluta dal Vangelo.
Carlo
Climati
Articolo pubblicato sul mensile “Mondo Voc” (febbraio 2004)
|
|