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Michelangelo sei tu!

"Arte" è una parola che può assumere diversi significati. Fa pensare, prima di tutto, alla pittura, alla scultura, alla musica, alla poesia o a qualunque altra forma di creatività umana. Mozart, Beethoven, Michelangelo, Leonardo Da Vinci, Dante e Van Gogh erano sicuramente degli artisti, nel senso più classico del termine. Hanno compiuto imprese straordinarie, e per questa ragione i loro nomi volano attraverso il tempo. Ma non dobbiamo fermarci qui. "Arte" può essere qualunque attività svolta con particolare dedizione e con un pizzico di fantasia in più. In questo modo, chiunque può essere un artista: il pasticcere che produce buoni dolci, il meccanico che sa aggiustare bene le automobili, l'infermiera che assiste con amore il proprio paziente, l'impiegato dell'ufficio postale che riceve con un sorriso le persone che si presentano al suo sportello. Questa breve premessa serve per aiutarci a capire quanto sia importante educare i giovani a sviluppare il proprio senso artistico, in un mondo dove si tende, sempre di più, a cancellare la cultura dello sforzo e dell'impegno. La televisione ha certamente una grande responsabilità, in questo processo di degenerazione. Pensiamo, ad esempio, alla dilagante moda dei cosiddetti "reality show". Sono in aumento le trasmissioni in cui le persone si lasciano spiare dal pubblico, attraverso una telecamera che si trasforma in un immenso "buco della serratura". Oltre a questo, si moltiplicano le presenze in televisione di personaggi mediocri: attori e attricette volgari, pseudo-ballerine di basso livello, che si limitano a ripetere pochi movimenti a tempo di musica, giornalisti aggressivi, superficiali ed impreparati, votati esclusivamente allo scandalismo. Insomma, c'è una caduta di stile impressionante. L'artista, nel vero senso della parola, è colui che si impegna, prova e riprova la propria parte, si sforza di perfezionare la propria tecnica. Se necessario, trascorre giornate intere davanti ad un pianoforte o ad un panorama da dipingere. La televisione, invece, insegna esattamente il contrario: perché sprecare tempo con la scuola o l'università? Perché studiare musica, ballo o recitazione? L'importante, nella vita, è avere un colpo di fortuna. Essere scelti, tra migliaia di persone, per esibire il peggio di sé stessi di fronte a una telecamera. Non conta avere dei contenuti. La cosa più importante è mettersi in mostra, apparire, sembrare. Questo è un rischio grandissimo, perché rappresenta la morte dell'arte, intesa nel senso più vasto del termine. Non solo l'arte di Michelangelo, ma anche quella del pasticcere, dell'infermiere o dell'impiegato dell'ufficio postale. Ovvero: l'arte di fare qualunque cosa con amore e con impegno. Un mondo in cui scompare questo tipo di cultura è destinato, lentamente, ad autodistruggersi. Se non si insegna ai giovani il più autentico "senso dell'arte", la qualità della vita sarà sempre peggiore. Saremo circondati dai cialtroni, dagli incompetenti, dai furbacchioni venditori di fumo. Un altro grave problema, dal punto di vista educativo, è rappresentato dalla perdita di vista del senso dell'arte più oggettivo, inteso come capacità concreta di riconoscere ed apprezzare l'autentica bellezza. I giovani, oggi, sono bombardati dalla non-cultura del brutto, dell'orribile, del disgustoso. Pensiamo, ad esempio, a ciò che è accaduto negli ultimi anni nel mondo della musica. Dopo l'avvento dei video musicali, i cantanti non possono più limitarsi semplicemente a cantare. Devono anche costruirsi un'immagine, fare scena, inventarsi ogni giorno un look aggressivo, che possa attirare l'attenzione. Anche questo è un messaggio decisamente negativo per i giovani. L'arte, se è veramente arte, non ha bisogno di ricorrere a trucchi o effetti speciali. E' già talmente bella, da lasciare senza fiato. Invece, oggi, i cosiddetti "artisti" hanno la necessità di ricorrere a qualcosa di speciale e di insolito per riuscire a farsi guardare o ascoltare. Spesso, oggi, gli atteggiamenti dei cantanti sfociano nel cattivo gusto. L'idea dell'arte, perciò, finisce per associarsi, inevitabilmente, anche a quella dell'eccesso, dell'estremo, della volgarità fine a sé stessa e senza limiti. L'esempio più evidente di questa non-cultura artistica è rappresentato dalla diffusione del "rock satanico", caratterizzato da inni al demonio, suoni oscuri, testi blasfemi. Fortunatamente è in crescita anche la corrente artistica opposta: la "christian music" (musica cristiana). Su Internet è nato un ottimo sito che aggiorna costantemente sui cantanti impegnati nella nuova evangelizzazione (www.informusic.it), con notizie su dischi, concerti e pubblicazioni. Nel frattempo, purtroppo, la tendenza a tempestare i giovani con prodotti volgari e negativi non sembra limitarsi soltanto alla musica, ma ha conquistato a poco a poco anche il cinema, i libri, i fumetti, i videogiochi, i giochi di ruolo. Tra sangue, violenza, volgarità e pornografia, pare che si faccia a gara per far volare i ragazzi il più basso possibile. C'è bisogno, quindi, di un ritorno all'arte più autentica, in tutti i sensi. Non bisogna accettare passivamente tutte le schifezze che piovono dall'alto. Se un cantante inneggia a Satana, non dobbiamo più comprare i suoi dischi. Se una ballerina è volgare, impariamo a spegnere la televisione. E' necessario sviluppare un maggiore senso critico e diventare maggiormente padroni delle nostre scelte. Oltre a questo, è necessario educare i giovani a mettere "arte" in ogni azione della propria vita. "Arte" come sinonimo di impegno, di sforzo, di amore per il prossimo. Se dobbiamo corteggiare una ragazza, facciamolo con poesia. Se dobbiamo svolgere un lavoro, facciamolo con dedizione e passione. Se dobbiamo trascorrere del tempo con qualcuno, cerchiamo di farlo con grande rispetto ed amicizia. Questo sarà già un ottimo punto di partenza, per illuminare il mondo con una luce nuova e trasformare i giovani in autentici "artisti della vita". Chiunque, nel proprio piccolo, può assomigliare a Michelangelo o a Van Gogh. Ma non è importante che compia imprese straordinarie. E' sufficiente che "dipinga" il proprio ambiente con un colore nuovo, o che "scolpisca" e "modelli" la propria esistenza seguendo un infinito percorso d'amore.
Carlo Climati

Articolo pubblicato su "Mondo Voc" (Dicembre 2004).
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