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Testimoni di oggi
La santità non è una virtù esclusiva delle persone che la Chiesa cattolica ha elevato agli onori degli altari, con contorno di folle oceaniche riunite in Piazza San Pietro. Esiste anche un altro tipo di santità, più nascosta, spesso silenziosa, ma non meno importante: quella di chi offre una testimonianza d'amore nella vita quotidiana, vincendo la tentazione dell'egoismo e dell'indifferenza attraverso azioni semplici ed ordinarie.
Questo genere di virtù, lontana dai riflettori, ha un valore grandissimo, soprattutto per i giovani, che hanno bisogno di credere nel domani. Oggi, purtroppo, c'è una tendenza a dipingere il mondo a tinte scure, come se fosse irrimediabilmente corrotto. Nell'aria c'è un sentimento di rassegnazione e di pessimismo diffuso, che spinge i ragazzi a considerare la vita una specie di giungla in cui trionfano i più forti.
Molti giovani sono sfiduciati. Non credono più nella famiglia, nella politica, nella religione, nell'amore, nell'onestà, nella lealtà, nella legalità. Alcuni si chiedono: "Perché dovrei comportarmi bene, se tutto il mondo è malato e cattivo? Chi me lo fa fare? E' meglio essere furbi ed adeguarsi ai tempi".
Questo tipo di ragionamento rischia di rovinare il futuro delle nuove generazioni, spesso deluse e disilluse, a volte rinchiuse in un guscio di oscurità e di disfattismo autolesionista.
La colpa, in parte, è anche dei mezzi di comunicazione, che tendono a dare poco spazio al bene, rispetto alle tonnellate di carta di giornale e di servizi televisivi dedicati al male: corruzione, omicidi, violenze e brutalità di ogni genere.
Eppure, basterebbe guardarsi intorno per accorgersi che esistono tante bellissime storie di santità, senza miracoli o azioni eclatanti. Si tratta, semplicemente, di testimonianze di gente comune, che ha saputo illuminare il mondo con un piccolo gesto d'amore, offerto lungo il cammino della vita quotidiana. Una vita non sempre facile, caratterizzata spesso da cadute, difetti, incertezze, paure e fragilità. Ma che può, ugualmente, rappresentare un esempio significativo per le nuove generazioni, diffondendo un rassicurante sentimento di ottimismo e di speranza.
Un vero e proprio caso-simbolo di santità silenziosa è stata la lotta contro il virus Ebola, nell'Uganda settentrionale, fra l'ottobre 2000 e il febbraio 2001. In quei giorni, nell'ospedale St. Mary's di Lacor a Gulu, un gruppo di eroi donò la vita per combattere la terribile epidemia. Fra questi, il direttore sanitario Matthew Lukwiya, un bravissimo medico di quarantatre anni, sposato e padre di tre figli. Al suo fianco, alcuni infermieri ed infermiere si impegnarono nella cura e nell'assistenza dei malati.
Tredici di loro furono vittime dello stesso virus contro il quale avevano lottato: una terribile febbre emorragica, con altissimo rischio di contagio. Con essi morì anche il dottor Matthew, che li aveva sempre incoraggiati, invitandoli a non arrendersi mai.
Questa storia rappresenta un esempio perfetto d'amore per l'umanità. Uomini e donne, senza paura, offrirono la loro vita per aiutare il prossimo. Senza paura. Senza preoccuparsi di ciò che sarebbe successo.
Gente semplice, che ha vissuto la propria esperienza di santità svolgendo bene, fino in fondo, il proprio lavoro quotidiano. Fu proprio grazie al loro sacrificio che, poi, il virus Ebola venne sconfitto.
"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13). Sono moltissime le testimonianze di santità silenziosa che si potrebbero citare, per dimostrare ai ragazzi che il mondo non è così corrotto, come lo vorrebbero dipingere certi profeti di sventura.
Basterebbe pensare ai martiri della strage delle Torri Gemelle, che l'11 settembre 2001 si sacrificarono nel tentativo di salvare altre vite umane: 343 pompieri e 76 poliziotti, inghiottiti dalle macerie. I loro volti sono sconosciuti, ma la loro missione è stata grande. Quel gesto d'amore, disperato e infinito, illumina oggi il cuore di tanti giovani che svolgono lo stesso lavoro, rischiando a loro volta la vita, ogni giorno.
Oltre a questi episodi, si potrebbero citare i tanti testimoni silenziosi che, quotidianamente, si impegnano in attività di volontariato di vario genere: dall'assistenza agli anziani o ai portatori di handicap, fino alla missione in aiuto dei poveri o delle persone senza fissa dimora.
Sono tante le associazioni, i gruppi e i movimenti che operano in questi campi. Ma ce ne sono alcuni che svolgono attività meno conosciute, spesso considerate "scomode", e per questa ragione lontane dalla notorietà.
L'esempio più eclatante è quello dei volontari che cercano di offrire un sostegno alla vita nascente. I mezzi di comunicazione tendono ad etichettarli, superficialmente, come "antiabortisti". In realtà, si tratta di veri e propri angeli "pro life", che agiscono nell'oscurità, con grande concretezza.
Oggi sono tante le ragazze-madri abbandonate, nella solitudine della loro disperazione, che non vogliono assolutamente uccidere il bambino che portano in grembo. A volte basterebbe soltanto una mano tesa, una parola di conforto, per evitare un gesto che segnerebbe, per sempre, la loro esistenza.
Per questa ragione esistono centri di aiuto alla vita che operano nel silenzio, senza fare rumore, soffrendo anche delle ingiuste critiche di chi vede nella loro attività il rischio di un possibile attentato alla libertà della donna.
Fortunatamente sono tanti i bambini che, oggi, possono sorridere e vedere la luce del sole, grazie alla solidarietà di certi testimoni silenziosi, instancabili avversari del virus dell'indifferenza (non meno pericoloso di Ebola).
La lista dei santi "invisibili" potrebbe continuare all'infinito. Santi, a volte, imperfetti, che hanno cercato di bilanciare la propria zoppicante umanità con piccoli, grandi gesti d'amore.
Non mancano le belle testimonianze anche in un mondo che conosce bene la luce dei riflettori: quello dello spettacolo. Sono interessanti, ad esempio, le storie di certi musicisti jazz, che hanno cercato di utilizzare la propria arte per avvicinare le persone alla bellezza del creato.
Fra questi spicca il nome del sassofonista John Coltrane, che nei primi anni della sua carriera fu schiavo della droga. Ma poi riuscì a risollevarsi attraverso un rinnovamento spirituale profondo, che lo portò a pregare e a "raccontare Dio" attraverso le note del suo strumento.
Per i giovani si tratta di un bellissimo esempio di amore pieno per la vita, di rifiuto convinto e consapevole di tutte le dipendenze che potrebbero incatenarci.
Sulla copertina del suo disco-capolavoro, "A Love Supreme", scrisse queste splendide parole: "Durante l'anno 1957 sperimentai, per grazia di Dio, un risveglio spirituale che doveva condurmi ad una vita più ricca, più piena, più produttiva. A quel tempo, per gratitudine, chiesi umilmente che mi venissero concessi i mezzi e il privilegio di rendere felici gli altri attraverso la musica. Sento che ciò mi è stato accordato per Sua grazia. Ogni lode a Dio".
John Coltrane ce l'ha fatta. Ha saputo cogliere la bellezza del creato, che è possibile incontrare ed assaporare concretamente, oltre le possibili sofferenze di ogni giorno. In fondo, i giovani hanno bisogno proprio di questo: fiducia e speranza. Sapere che il bello esiste, e si può toccare con mano. Per questa ragione, grazie a Dio, esistono tanti testimoni controcorrente, che possono indicare loro la strada della più autentica libertà.
I giovani, a volte, possono imboccare percorsi sbagliati. Ma anche tra loro è possibile trovare bellissime testimonianze di santità silenziosa. Come quella della diciassettenne americana Cassie Bernall.
Questa ragazza aveva vissuto alcune esperienze trasgressive, che a volte caratterizzano il difficile periodo dell'adolescenza: autolesionismo, consumo di droghe, odio per i genitori, attrazione per il mondo dell'occulto, ossessione per la morte. Ma poi, ad un certo punto, la sua vita cambiò.
Iniziò a frequentare un gruppo cristiano di giovani e si innamorò di Gesù. Il Vangelo, nel suo cuore, prese il posto del fascino per la trasgressione e cancellò completamente il passato. Fino al giorno della sua morte, avvenuta in modo tragico il 20 aprile 1999.
Quella mattina, due ragazzi armati entrarono nella sua scuola, a Littleton (Colorado), uccidendo tredici persone, tra studenti ed insegnanti.
Fu una strage ispirata da forti sentimenti anticristiani. Prima di uccidere Cassie, i due ragazzi le chiesero: "Tu credi in Dio?". Lei rispose: "Sì". E allora le spararono.
Forse, se avesse detto di no, l'avrebbero lasciata vivere. Ma attraverso quel "sì", Cassie aveva voluto dare testimonianza del suo profondo rinnovamento spirituale.
Questo episodio rappresenta un grande segno di speranza per tutti. E' la prova che i giovani possono uscire dalle esperienze negative ed arrivare, addirittura, ad essere martiri: testimoni splendidi per tanti altri ragazzi come loro.
E' questo il senso più autentico della parola "santità". Una parola che non appartiene al vocabolario esclusivo di pochi eletti, ma a quello di ognuno di noi. Con impegno, con dedizione, con coraggio, con il sudore della propria fronte, chiunque può essere santo nei piccoli gesti ordinari della vita quotidiana, illuminando il resto del mondo con il proprio esempio concreto e donando speranza al cammino dell'umanità.
Carlo
Climati
Articolo pubblicato su "Rogate ergo" (2006).
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