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I cattolici del però
Negli ultimi anni, ci è capitato spesso
di vedere folle oceaniche che si riuniscono in occasione delle Giornate
Mondiali della Gioventù. Tutti questi ragazzi, che applaudono il Papa, hanno
un aspetto rassicurante e sembrerebbero rappresentare un segno di speranza per
la Chiesa. Perfino la televisione, tra uno spot pubblicitario e l'altro, ha più
volte messo in evidenza il successo di questi giganteschi raduni, dedicando
loro lunghe dirette televisive.
In realtà, come dice un vecchio proverbio, non è tutto oro quello che
luccica. La fede non è una questione di apparenze o di indici d'ascolto. E'
uno stile di vita.
A questo proposito, dovremmo chiederci: quanti di questi ragazzi condividono
pienamente gli insegnamenti del Santo Padre? Quanti si sforzano di vivere
concretamente il proprio impegno cristiano?
Tanti, sicuramente. Ma oltre a questi, purtroppo, non mancano i giovani che
hanno uno sguardo critico nei confronti di alcune proposte della Chiesa. Io li
chiamo "i cattolici del però". A volte, infatti, li sentiamo
dire:"Sono cristiano, però…", "Ammiro il Papa, ma…",
"Andrei in chiesa se…".
I cattolici del però contestano, soprattutto, i "no" del Papa a
tutta una serie di cose che il mondo sembrerebbe già aver accettato o essere
in procinto d'accettare: il divorzio, l'aborto, i rapporti sessuali prima del
matrimonio, la pillola, il preservativo, la clonazione, l'eutanasia…
Tempo fa ho incontrato un giovane che mi ha detto, scherzando: "Giovanni
Paolo II parla sempre di sesso. E' proprio uno sporcaccione". Ed un altro
ha aggiunto: "Il Papa deve modernizzarsi. Non può continuare a proibire
cose che, ormai, sono entrate nell'uso comune della gente. Se va avanti così,
le chiese si svuoteranno".
Le obiezioni a quanto insegna Giovanni Paolo II sono tante. A volte vengono
espresse dai giovani in modo volutamente polemico ed aggressivo, senza il
minimo segno d'apertura. In alcuni casi, però, alla base di certe
contestazioni ci può essere anche la buona fede ed un sincero desiderio di
dialogo. Per questa ragione, è sempre bene ascoltare i ragazzi e saper
cogliere le ragioni del loro dissenso. Bisogna riflettere sul perché di certi
atteggiamenti, alle origini dei quali ci sono spesso esperienze personali
dolorose.
Durante un viaggio, un paio d'anni fa, ho incontrato un giovane piuttosto
agguerrito nei confronti della Chiesa. Suo zio, al quale era molto
affezionato, aveva divorziato e si era sposato con un'altra donna. Di
conseguenza, il parroco gli negava l'Eucaristia. Poi, però, lo stesso prete
la permetteva ai mafiosi che frequentavano la sua parrocchia, pur sapendoli
responsabili di azioni criminali. Addirittura, gli stessi mafiosi erano sempre
in prima fila durante le processioni. E qualcuno portava perfino la statua
della Madonna.
Vediamo, quindi, che la contestazione di certi giovani è spesso una reazione
nei confronti di comportamenti incoerenti di altri cristiani che dovrebbero
dare il buon esempio. In questo caso, il parroco avrebbe dovuto trattare i
mafiosi con la stessa fermezza con cui trattava lo zio divorziato e risposato.
Ma purtroppo, le miserie umane esistono e sempre esisteranno.
Per avviare un dialogo costruttivo, può essere utile spiegare ai ragazzi che
il Papa non ha colpa dei nostri errori. Lui ha sempre parlato chiaramente.
Sono gli altri, purtroppo, che non lo ascoltano.
Proviamo a fare un ulteriore esempio. Mi è capitato di incontrare dei giovani
che criticavano fortemente la posizione del Papa contro il divorzio. In
particolare, loro sottolineavano il fatto che anche la Chiesa ha il potere di
annullare i matrimoni, attraverso meccanismi che rischiano di prestarsi ad
abusi.
Ma se esistono certi abusi non è certamente colpa del Papa, che si è sempre
battuto in favore della famiglia e contro le troppo facili separazioni. Il
problema, semmai, riguarda certi coniugi furbacchioni, disposti a mentire di
fronte al Tribunale ecclesiastico, pur di ottenere l'annullamento del loro
matrimonio religioso (in realtà validissimo). Ciò che conta è la coscienza,
e solo Dio la può guardare.
Ai cattolici del però bisognerebbe spiegare che i "no" di Giovanni
Paolo II sono, in realtà, dei "sì". Sono dei bellissimi "sì"
alla Vita, all'Etica, all'Amore Vero, ai Diritti di ogni Persona.
Il problema è che non tutti i cattolici hanno la preparazione adeguata per
spiegare concretamente le ragioni della Chiesa ai giovani. Per farlo
bisognerebbe impegnarsi di più e smetterla di essere dei cristiani passivi.
Non basta frequentare la Messa la domenica. E' necessario, compatibilmente con
il proprio tempo, dedicarsi alla lettura e all'approfondimento del Catechismo,
dei discorsi del Papa e dei documenti della Santa Sede. Attraverso l'impegno
personale, sarà possibile comprendere fino in fondo le motivazioni delle
scelte del Santo Padre. Questo, naturalmente, non è uno sforzo che riguarda
soltanto i "professionisti" della religione (preti e suore). Devono
essere soprattutto i laici, con il loro buon esempio, a dare la migliore prova
del fatto che il Cristianesimo non è un'utopia.
Carlo
Climati
Articolo pubblicato sul mensile “Mondo Voc” (novembre 2003)
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